Albero Secolare “Celtic Australis” il bagolaro

All'interno della nostra proprietà è possibile ammirare in tutto il suo splendore un magnifico Albero di

albero secolare il bagolaro

IL BAGOLARO

All’interno della nostra proprietà è possibile ammirare in tutto il suo splendore un magnifico Albero di “Celtic Australis” altrimenti conosciuto come “Bagolaro – Spaccasassi”.
Una pianta secolare età 413 anni circa, maestosa grazie alla sua chioma con una circonferenza di 84 metri e un fusto di 7 metri di diametro e alta 7 metri.
Ma molto di più che questi dati, le foto danno l’idea di quanto bello ed imponente sia questo Bagolaro.
Una pianta unica in tutto il Veneto e forse in Italia (inserita di diritto tra le piante secolari di interesse e tutela nazionale).

Altezza: 27,5 metri 

Età: 413 anni circa           

Fusto circonferenza: 7 metri              

Chioma: 84 metri

Il bagolaro di Villa Sandi a Nogarè

In occasione dei 10.000 passi del 28/09/2014 di Pasqualino Venturin

Non si può raccontare la storia trisecolare di questo patriarca vegetale, Vettor o Vittore Sandi avvocato di origine feltrina, era nato a Venezia nel 1635, da famiglia agiata ma non aristocratica. Titolo che acquisterà nel 1685 con l’ascrizione alla nobiltà veneziana.  La villa era nata come casa padronale agraria. La data della sua costruzione va spostata dal 1622 al 1675 poiché l’avvocato Sandi committente della suddetta villa nel 1622 non era ancora nato. Come è falsa l’attribuzione dei disegni al noto architetto Andrea Pagnossin essendoci stato un vuoto documentato di tempi bui da circa sesssant’anni. Perciò la data della sua costruzione va spostata dal 1622 alla data di fine dei lavori nel 1679, prova è, che l’avvocato Sandi chiede l’acqua per irrigare le sue proprietà all’ente Brentella nel 168..  ed in seguito la concessione di costruire un mulino macina nel Brentella stesso.
Chissà, se l’idea di far crescere un albero su questo moderato rilievo, era stata del padrone di casa o  del capomastro (geometra) che sapeva interpretare i disegni, il trevigiano Zuanbattista Zambianchi, o del carpentiere del cantiere Zorzi Marangon (Giorgio falagname). O l’idea sarà data da qualcuno dei mastri tagliapietra feltrini, oppure dagli scalpellini dalla Val Cavasia,  o ancora dai mastri muartori castellani. O dall’idea dei modesti muratori di Prantighe (Ciano) Filippo Conte e Battista Carlin. I muratori erano chiamati  mastri per distinguerli dalle manovalanze. Tutte maestranze scelte che avevano contribuito alla costruzione della Villa. La piantumazione di questo albero su questa collinetta artificiale aveva un senso.
Questo punto segnava esattamente la metà della Villa, e la metà del brolo ad est delimitato dal muro di cinta, era stato piantato un celtis-australis, pianta molto ricercata, originaria del medio oriente e nord africa. A quell’epoca la nobiltà veneziana, faceva a gara nel contendersi alberi provenienti da latitudini esotiche per ornare i loro giardini. Quest’albero era stato messo a dimora in questo punto, poiché crescendo, dalla sommità si poteva osservare e controllare la campagna circostante, e spaziare dal montello al piave. Il celtis-australis albero ornamentale a fusto eretto, detto comunemente bagolaro, in nord Africa viene chiamato albero del loto, può raggiungere i 25 metri d’altezza.
Il tronco breve e robusto, è caratterizzato in età adulta da possenti nervature, i rami primari sono molto grossi, mentre quelli secondari tendono alla pendulità.  La chioma densa ed espansa quasi perfettamente tondeggiante. Le foglie sono ruvide nella parte superiore, intricate e tormentose nella parte inferiore, i fiori sono riuniti in piccoli grappoli.  La fioritura avviene tra Aprile e Maggio, i frutti sono sub-sferici di colore  giallo-verde chiaro che con la maturazione divengono scuri. Hanno un sapore dolcissimo con scarsa polpa. Il bagolaro è detto anche spacca sassi dovuto al suo possente apparato radicale che lo rende in grado di sopravvivere anche in terreni magri,  carsici e sassosi. Questa miniera vegetale è chiamta anche romiglia, piroler, pisoera, besolera, schieson, piroer, bagoer, sgiasener. Il nome bagolaro deriva dal veneto antico bagola ossia bacca. In passato le famiglie meno abbienti utilizzavano i duri nòccioli di questi frutti per farne dei rosari.
Adesso una nota di colore.

Il mio papà quando era ragazzino a cavallo degli anni venti del secolo scorso, nei lunghi pomeriggi estivi, insieme al altri compagni di Ciano,  scalvacavano il muro di cinta della villa, per ristorarsi delle dolci drupe. Questo esemplare è alto 27 metri e mezzo, la circonferenza del fusto è di 7 metri, la circonferenza della chioma di 84 metri. Età 413 anni?  A me risultano cento anni in meno. Queste mie ricerche sono da confrontarsi con le ricerche fatte dalla signorina Francesca Bolzonello, studentessa, nipote del signor Emilio Bolzonello proprietario di questo fondo, che ringraziamo per la disponibilità ad ospitarci.

Adesso chiudo con un pensiero.  Già in tempi remotissimi, l’albero è visto come carico di simboli positivi che si riflettono di forze vitali. Sia collettivamente quando tanti alberi formano una foresta, un intrico vegetale che aspira l’anidride carbonica, rimandandoci l’ossigeno. Sia come nel nostro caso l’albero costituisce un monumento vegetale storico, isolato e solenne.  se non partendo dalla costruzione di Villa Sandi.

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